lunedì 5 febbraio 2007

niente da fare!!!!

Ciao(SALUT)!!! Parlando di questo consumo critico...mi sembra giusto che le cose vadano modificate per migliorare il mondo e sono coscente che le grande compagnie sfruttano tutte le possibilità per ottenere il loro profitto e che a volte passano il limite, distruggendo le vite...e altre cose mostruose. Evidentemente non so come esprimere questo concetto ma secondo me non è che noi comuni mortali possiamo fare tanto per fermare questo fenomeno, perché affinché sul mercato esisteranno vestiti che ci fanno star bene(che sono comodi da indossare), cibo che ci piace mangiare e tante altre cose che appartengono alle grandi aziende, la gente non può vivere senza...Secondo me per combattere questo fenomeno la lotta deve partire da qualche parte dall'alto tipo governo,o robe del genere(ma loro non hanno l'interesse per fermarlo),qundi l'unica cosa che possiamo fare noi è:di prendere le cose con attenzione!

Martin Madalina

lunedì 15 gennaio 2007

Il commercio alternativo

Boicottare le imprese per indurle a comportamenti migliori è possibile. Tuttavia bisogna sapere che per ottenere dei risultati ci vuole costanza e molto tempo. Ecco perchè una strategia importante è quella del commercio alternativo che ha due intenti principali:
1) Offrire una soluzione immediata a chi è vittima di un commercio opressivo;
2) Sperimentare un modello commerciale basato su principi diversi.
La forma più importante di commercio alternativo realizzata fin ora è il commercio Equo e Solidale organizzato come risposta alle gravi forme di sfruttamento messe in atto dalle multinazionali.
COMMERCIO E SVILUPPO SOCIALE
Il commercio Equo e Solidale non si preoccupa solamente di garantire ai produttori salari dignitosi, ma cerca anche di rafforzare le cooperative di produzione e le strutture sociali al fine di migliorare le condizioni produttive dei singoli e di fornire servizi collettivi di tipo sanitario, scolastico, sociale. Purtroppo nelle baraccopoli dei paesi del sud, dove si trovano i produttori del commercio Equo, le condizioni sanitarie e scolastiche sono disperate.
"TRADE NOT AID"(commercio non carità)
I poveri del sud vanno aiutati a uscire alla loro situazione di miseria non con la carità ma con il commercio perchè la carità instaura un rapporto di sudditanza, mentre il commercio si basa sul rapporto di parità. Per esempio dei prodotti artigianali fabbricati da Preda, un'organizzazione fondata nel 1973 a Olangapo nelle Filippine. Questa cittadina che viveva in funzione della presenza straniera (grazie alla base navale americane che poi è stata chiusa nel 1992) offriva droghe e prostituzione. Preda nacque per soccorrere le vittime della droga, della prostituzione e della miseria creando corsi di formazione e offrendo occasioni di lavoro.

Salemi Martina

giovedì 11 gennaio 2007

E la Barilla?

Barilla, notissima impresa alimentare (pasta, merendine, biscotti, sughi, ecc). Il 49% del pacchetto azionario di questa società appartiene alla Relou Italia srl, nel cui consiglio di amministrazione troviamo molti stranieri, fra di essi, fino a pochi anni fa era presente un certo Walter Wurth, presidente della Oerlikon Buhrle, una importante azienda svizzera produttrice di cannoni, missili e mezzi blindati, nonché di avanzati sistemi elettronici per la difesa. E' presente con i seguenti marchi:Barilla, Crakers Motta, Essere, Gran Pavesi, le Tre Marie, le Spighe, Mulino Bianco, Pavesini, Voiello, Panem.

Pavan Silvia

Cosa cambia nel mondo la Nike?

REGIMI OPPRESSIVI: tutte le scarpe Nike sono prodotte in Asia, in particolare in Indonesia, Cina, Thailandia, Taiwan, Corea del Sud, Vietnam.

RELAZIONI SINDACALI: in Indonesia i sindacati liberi sono illegali e vengono repressi dall'esercito, i dirigenti sindacali sono licenziati, imprigionati, torturati, ed anche uccisi.

SALARI E CONDIZIONI DI LAVORO: i lavoratori della Nike ricevono un salario da fame, inferiore al salario minimo stabilito dalla legge indonesiana. Lavorano esposti ai vapori delle colle, ai solventi, alle vernici, per 12 ore al giorno.

COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE: la Nike spende circa 180 milioni di $ all'anno in pubblicità, quando sarebbe sufficiente l'1% di questo bilancio per migliorare le condizioni di 15.000 lavoratori indonesiani.

CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO: nel 1990 Operation Push, un gruppo per i diritti civili, ha lanciato il boicottaggio della Nike perchè, nonostante venda il 45% dei suoi prodotti ai neri, non vi sono afroamericani ai vertici dell'azienda; essa inoltre non concede sufficienti benefici sociali alla comunità nera.

Pavan Silvia

Cosa cambia nel mondo la Nestlè?

REGIMI OPPRESSIVI: Nestlè ha filiali in Brasile, Cina, Colombia, Egitto, El Salvador, Guatemala, Honduras, India, Indonesia, Kenya, Libano, Messico, Papua Nuova Guinea, Filippine, Senegal, Sri Lanka, Turchia. L'Oreal è presente anche in Perù e Marocco.

RELAZIONI SINDACALI: nel 1989 i lavoratori di una fabbrica di cioccolato a Cacapava, Brasile, fecero sciopero. I lavoratori si lamentavano delle misere condizioni di lavoro, compresa la discriminazione verso le donne, la mancanza di indumenti protettivi e le inadeguate condizioni di sicurezza. Entro due mesi dall'inizio dello sciopero la compagnia aveva licenziato 40 dei suoi operai, compresa la maggior parte degli organizzatori dello sciopero.

COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE: recenti mosse della Nestlè nel campo del latte in polvere per neonati comprendono un'ulteriore violazione del Codice dell'OMS, cioè la pubblicità del suo nuovo latte ipo-allergenico, Good Start, negli USA. Si è saputo che alcuni neonati hanno sofferto di shock 'anafilattici', con pericolo per le loro vite, dopo essere stati nutriti con questo prodotto. Vedi anche il boicottaggio sotto.

TEST SU ANIMALI: L'Oreal è attualmente oggetto di boicottaggio per il suo uso continuato di test sugli animali. La stessa Nestlè è stata recentemente criticata dalla BUAV (antivivisezionisti inglesi) per aver fatto test di cancerogenicità del suo caffè su topi.

CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO: la Nestlè è attualmente oggetto di un boicottaggio mondiale per la pubblicità irresponsabile del latte in polvere, e L'Oreal per i test sugli animali.

Pavan Silvia

giovedì 21 dicembre 2006

consumismo

Ognuno di noi si è gradualmente convinto nel corso degli anni che il consumo sia un esercizio ordinario, convenzionale, quasi banale, a cui non è necessario destinare particolare attenzione. Molte persone vivono l'atto del consumare come una cosa che riguarda solo se stessi, i propri gusti, le proprie voglie, il proprio portafoglio oppure il diritto, come consumatori, a non essere imbrogliati. Per contro la realtà insegna che il consumo è tutt'altro che un fatto privato e pone l'accento sul fatto che non può essere affrontato solo come attenzione ai prezzi e alla qualità delle merci di scambio. Il nostro consumo nel quotidiano non è un semplice “atto individuale” ma piuttosto un fattore che riguarda tutto il pianeta, l'intera umanità ad ogni livello. Il consumismo produce una miriade di effetti e si ripercuote rovinosamente sugli equilibri geopolitici favorendo congiunture egemoniche, oppressioni, sfruttamento, guerre, imbarbarimento e annichilimento culturale. Dietro a questo nostro gesto apparentemente spontaneo, vissuto ormai dai più come mera consuetudine del proprio agire quotidiano, si nascondono gravissimi problemi, di portata planetaria, di natura sociale, politica ed ambientale che nessuno può più permettersi di ignorare.

In un recente convegno sui giovani e il consumismo dal titolo “Trash Generation, nihilistic plague pathology” [generazione spazzatura, patologia della peste nichilista] gli stessi giovani, consumatori benestanti occidentali, hanno rivelato e denunciato un profondo malessere interiore che gli esperti hanno prontamente denominato harakiri psichico. Molti adolescenti interpellati hanno descritto la propria vita come “puro consumismo — essenzialmente indotto dalle tecniche pubblicitarie — che si unisce alla frustrazione che deriva dal non poter consumare quanto si vorrebbe”, la propria cultura come un “caos disperato di status e propaganda che genera una miscela esplosiva di repulsione contro i valori di condivisione e risentimenti contro il mondo, dove il confine fra reale e virtuale è celato in maniera insanabile” e la propria libertà “limitata alla scelta della squadra da tifare, al canale televisivo da vedere o alla merce da comprare al supermercato”. Alle spalle degli oratori un cartello riprendeva una frase della scrittrice Dorota Maslowska “...è una generazione perduta, allevata su un terreno inaridito di materiale sintetico, e germoglierà di fiori ostentatamente di plastica...”.


Eleonora Teso

lunedì 11 dicembre 2006

Cos'è il consumo critico

Il consumo critico è un comportamento che consiste nel comprare un prodotto sulla base non solo del prezzo e della qualità, ma anche in base all'impatto ambientale e sociale. Le valutazioni possono essere svolte sia sul prodotto che si vuole acquistare, sia più in generale sul comportamento del produttore o del gruppo industriale cui appartiene. Dall’interazione sinergica delle azioni svolte nei rispettivi campi (produzione, regolamentazione, distribuzione di servizi, controllo consapevole) può venire un nuovo modello di consumo sostenibile, che riesca a rafforzare coesione e benessere sociale in risposta a limiti ambientali e sociali.

Salemi Martina